All'Officina delle Lingue Minoritarie, si ragiona sulla sfida di una letteratura ‘normale' in sardo

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Venerdì 6 e sabato 7 nella Sala dell'Affresco dell'Ex Convento dei Cappuccini.

Data:

05 Novembre 2026

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In un tempo in cui le frontiere sembrano tornare a irrigidirsi e le identità vengono spesso evocate come steccati, il dialogo tra i popoli resta lo strumento più efficace per capire chi siamo e chi abbiamo accanto. Le lingue ne sono il veicolo più autentico: custodiscono memoria, visioni del mondo, modi unici di nominare le cose, e proprio per questo, quando si incontrano, generano comprensione reciproca. Le lingue minoritarie, in particolare, sanno ricordarci che la ricchezza del mondo non sta nell’omologazione ma nella pluralità delle sue voci, e che ogni idioma è un patrimonio dell’umanità intera.

 

Con questi presupposti nasce l’Officina delle Lingue minoritarie, ospitata a Quartu Sant’Elena nell’Ex Convento dei Cappuccini di via Brigata Sassari, affermatasi come luogo di incontro e di scambio: uno spazio in cui studiosi e intellettuali provenienti da culture diverse si confrontano, condividono le proprie conoscenze e raccontano le peculiarità delle rispettive lingue. Un’esperienza che la Sardegna affronta senza chiusure, con la volontà di riconoscersi nelle altre comunità linguistiche e di portare nel dibattito la voce della limba.

Dopo l’apertura dedicata a un grande intellettuale, di origine catalana, quale Carles Duarte i Montserrat, l’Officina prosegue venerdì e sabato con nuovi appuntamenti da non perdere. Il 6 novembre, a partire dalle ore 17 nell’ambito del Festival ViaConvento, presso l’Ex Convento dei Cappuccini di via Brigata Sassari è in programma un pomeriggio dedicato alla storia e alla letteratura sarde, con la presentazione di due opere recenti. Aprirà la graphic novel dedicata al capo sardo resistente Amsicora, di  Massimiliano Pala, con la versione in sardo di Angelo Canu. Coordina il giornalista Giovanni Runchina. A seguire, con la sapiente guida del filologo e editor Giancarlo Porcu, la presentazione della biografia letteraria di ‘Padre Cubeddu in sa terra de sa poesia’ di Luca Maurizio Atzori e Graziano Fois.

Le lingue di minoranza, anche nella civilissima e benestante Europa, non se la passano molto bene. Solo per restare nell’ambito della nostra, che per qualcuno è ‘nazionale’, pur essendo gli ultimi dati certi relativi ai parlanti del 2007, l’abisso dell’assimilazione è vicino, almeno nelle città e nelle grandi aree storiche del Campidano e del Logudoro. La resistenza (intesa come trasmissione intergenerazionale) si situa in aree come il Nord Ovest, l’Alta Barbagia, il Goceano e la Baronia, laddove la trasmissione in famiglia è ancora viva. Buona la situazione anche del sardo corso gallurese. Da verificare meglio Alghero e Carloforte. Il resto della resilienza è legato all’ambito della militanza, agli stakeholder dei progetti sostenuti dalla Regione Autonoma e forse al grande affetto che la popolazione riversa ancora, in forme non del tutto razionali, alla lingua che per 1000 anni ha accompagnato il cammino storico dell’Isola.

Ma i numeri della letteratura in lingua sarda, quelli certi, lanciano un grido d’allarme oggettivo: nelle ultime decadi solo 3 o 4 libri di livello in sardo prodotti per ogni annata. Molto pochi. Intere collane degli editori Condaghes, Domus de Janas o Alpha Editrice sono al palo. Secondo l’Associazione Editori Sardi solo il 4% dell’intera produzione regionale è in sardo. Nell’Isola dell’onda continua di autori di narrativa, nella regione dei Festival, i narratori in lingua sarda stanno scomparendo fino a rischiare di diventare dei ‘panda’ editoriali. Mancano i giovani e spesso alcuni autori già affermati sono passati all’italiano. Le pubblicazioni in limba sono sovente solo saggistiche, o traduzioni, o parti di edizioni bilingue o trilingue, che non raggiungono il grande pubblico. Rari gli scrittori in sardo che frequentano i festival o il circuito ufficiale delle letteratura. Di contro sono rare anche le attenzioni di protezione legislativa per questa parte importante della politica linguistica. Il resto sono solo autoproduzioni pagate da siti specializzati o iniziative autoreferenziali del mondo che segue comunque altre logiche non di diffusione nelle librerie, ma di autopromozione personale.

La risposta alla crisi però non può essere ideologica, e invece nello spirito della Officina è pragmatica: restare dentro i temi della contemporaneità, non rinchiudersi nei premi o nei convegni, accettare la sfida di essere comunque autori ‘normali’, ma che si esprimono in lingue altre (peraltro riconosciute dalla legge anche se non tutelate sufficientemente). Da queste semplici premesse discendono le scelte operate per il cartellone di Officina-ViaConvento del 2026, che mette al centro comunque, a differenza di altri festival, opere e autori che usano principalmente la lingua regionale.

Nella mattina di sabato 7 novembre, a partire dalle ore 10, stessa sede, parte ‘Su Cantieri de sa limba sarda’, diretto da Lucia Cossu. Appassionati, militanti, esperti, artisti, scrittori, sono invitati a portare le loro idee, le loro storie, le loro buone pratiche, o le loro testimonianze, per il miglioramento della politica linguistica del sardo. Ognuno presenterà il proprio intervento attraverso una parola chiave: al termine si realizzerà una ‘tabula’ con tutte le scelte lessicali. Una mappa per la nuova questione della limba.

A cura di

Ufficio Cultura, Beni Culturali, Lingua Sarda, Tradizioni Popolari, SBU

Via Eligio Porcu 141 - 09045 - Quartu Sant'Elena

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Ultimo aggiornamento

05 Novembre 2026

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