Molentargius, presentato il Piano del Parco: strumento unitario di governo di una delle zone umide più rilevanti del Mediterraneo
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Un contesto di elevata complessità, in cui si concentra un patrimonio di biodiversità di interesse internazionale.
20 Marzo 2026
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È stato presentato a Cagliari, nella sede del Parco naturale regionale Molentargius-Saline (Sala Helmar Schenk dell’edificio Sali Scelti) il Piano del Parco: strumento operativo fondamentale per la gestione e la pianificazione di una delle zone umide più rilevanti del Mediterraneo.
Il tratto qualificante del Piano è la sua funzione di riordinare e ricondurre a unità i diversi assetti normativi e amministrativi di un’area caratterizzata soprattutto da una elevata complessità gestionale, dovuta alla compresenza di più livelli di tutela ambientale e naturalistica e di competenze istituzionali.
Il Parco di Molentargius rappresenta infatti una zona umida unica nel suo genere: un sistema naturale di straordinario valore ambientale di circa 1460 ettari inserito in un’area densamente popolata, con oltre 400mila abitanti, tra i Comuni di Cagliari, Quartu Sant’Elena, Quartucciu e Selargius.
Un contesto di elevata complessità, in cui si concentra un patrimonio di biodiversità di rilevanza internazionale che è infatti valso l’inserimento dal 1977 nella Convenzione di Ramsar come area di sosta, svernamento e nidificazione dell’avifauna acquatica. Una ricchezza confermata anche dall’ultimo monitoraggio che ha rilevato 140 specie nidificanti presenti nell’ultimo anno.
È in questa complessità, ambientale, territoriale e amministrativa, che si è sviluppato il Piano, frutto del lavoro collegiale di professionisti e progettisti, interni ed esterni al Parco.
Un lavoro che ha consentito di valorizzare e riordinare l’attività ultradecennale svolta nel compendio, nell’ambito della conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, ambientali e storico-culturali, della fruizione sociale, della promozione della ricerca scientifica e della didattica ambientale, del mantenimento in efficienza del sistema di circolazione delle acque e, infine, dello sviluppo e della valorizzazione dell’area protetta.
Elemento centrale è la nuova zonizzazione, che articola il Parco in macro-aree differenziate per grado di naturalità e funzione: aree di rilevante interesse naturalistico, destinate prioritariamente alla conservazione; aree di fruizione sociale, dedicate ad attività educative, culturali e ricreative; e aree di connessione, in cui trovano spazio funzioni produttive compatibili e ambiti agricoli.
Dal punto di vista giuridico, nelle aree di rilevante interesse naturalistico, il Piano del Parco sostituisce a ogni livello i piani territoriali paesistici, i piani urbanistici comunali e ogni altro strumento di pianificazione territoriale, generale o settoriale. Nelle restanti aree, gli strumenti vigenti dovranno essere adeguati entro un anno dalla sua entrata in vigore; decorso questo termine, il Piano del Parco acquisisce comunque efficacia sostitutiva.
Vengono introdotti strumenti specifici per affrontare due temi cruciali.
Da un lato, la riqualificazione della Piana di Is Arenas, attraverso la promozione e la ripresa delle vocazioni agricole tradizionali e l’avvio di un percorso condiviso per affrontare il tema dell’abusivismo edilizio, che richiede il coinvolgimento diretto dei Comuni e degli altri enti competenti. Dall’altro, la promozione di attività economiche compatibili, capaci di sostenere il Parco nel rispetto delle sue finalità di tutela, tra cui la produzione del sale, le attività legate al benessere e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili.
Viene definita una strategia unitaria di gestione, recependo integralmente i Piani di gestione dei siti della Rete Natura 2000 (ZSC e ZPS) e il Regolamento di fruizione approvato nel 2015, superando la frammentazione normativa e amministrativa.
Vengono messi a sistema progetti conclusi, in corso e programmati relativi alla tutela e alla conservazione, in particolare quelli legati al recupero del sistema delle saline, come il progetto LIFE MC-SALT e l’Accordo di Programma Quadro (APQ), che interessano il ripristino della circolazione delle acque, dei canali, degli argini e delle infrastrutture storiche.
Infine, vengono riordinati e integrati tutti gli interventi legati alla fruizione e ai presidi ambientali (tra cui sentieri, capanni di osservazione, aree attrezzate, fasce tagliafuoco e sistemi di videosorveglianza) restituendo un quadro organico e coordinato dell’intero sistema.
Particolare attenzione è inoltre rivolta alla sostenibilità complessiva del sistema, attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili, la gestione efficiente delle risorse e il rafforzamento delle relazioni ambientali, sociali ed economiche con il contesto esterno.
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Ultimo aggiornamento
20 Marzo 2026