Ci sono oggetti che diventano reliquie, ponti tra la storia, il ricordo e il mito. È il caso della maglia di Roberto Boninsegna, datata 1967, che da oggi sarà custodita nelle teche del 'Museo Rossoblù e non solo' di Quartu Sant'Elena. Un pezzo di storia che conserva l'aura di un calcio d’altri tempi, quello "immaginato" attraverso i gracchianti racconti della radio e vissuto con una passione che supera i confini geografici per diventare fede.
Il "tempio" creato da Simone Gallus, quartese doc che ha saputo mettere in piedi una collezione unica al mondo, composta da ben 850 maglie, nella sera del Venerdì Santo si è arricchita di un cimelio rarissimo. La maglia di Boninsegna con la storica etichetta del maglificio Isolabella di Genova, che diventa una delle più datate, più pesanti dell'intera collezione.
La maglia è il simbolo di un'epoca, ennesima perla di un museo inaugurato nel 2018 e già fornitore ufficiale di cimeli per pellicole cinematografiche come "La vita va così", che continua a crescere grazie alla perseveranza del suo fondatore e anche alla generosità dei tifosi rossoblù. Un percorso iniziato simbolicamente nel 2006 quando Sonia, moglie di Gallus, gli ha regalato la sua prima maglietta, accendendo la miccia di una ricerca storica che da quel momento è diventata inarrestabile.
La storia dietro questa donazione è quasi un romanzo. Marco Merafina, romano con il cuore tinto di rossoblù, ha consegnato al museo due perle del 1967: quella del difensore Miguel Angel Longo, scomparso nel 2001, e quella, appunto, di "Bonimba".
Com’è possibile che un ragazzo della Garbatella diventasse tifoso del Cagliari negli anni Sessanta? Merito di un barbiere sardo in via Bonincontri, nel quartiere della Garbatella, che tra un taglio e una rasatura trasmetteva il virus della fede rossoblù.