Quartu espone la bandiera delle proteste iraniane, con il nome del Paese nella banda bianca centrale
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Issata oggi nella facciata dell’Ex Convento dei Cappuccini, in via Brigata Sassari.
16 Gennaio 2026
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Il Comune di Quartu si schiera con convinzione dalla parte della libertà e della democrazia, contro i soprusi e le imposizioni, e soprattutto contro l’uccisione di manifestanti ‘colpevoli’ di dissentire. La bandiera dell’Iran, nella sua variante di protesta, è stata affissa oggi nella facciata dell’Ex Convento dei Cappuccini, proprio a simboleggiare la vicinanza della città verso tutte quelle persone che si stanno battendo per il diritto alla normalità, mettendo a rischio la propria vita.
La stendardo esposto nella facciata dello storico edificio di via Brigata Sassari, sede istituzionale del Sindaco, è la variante non ufficiale della bandiera iraniana utilizzata da diversi manifestanti, con le tre bande orizzontali verde, bianco e rosso e la scritta ‘Iran’ al centro. Il vessillo esprime distacco sia dal passato monarchico dello Scià (stesse bande e stessi colori ma al posto della scritta un’immagine del leone e del sole) sia dal presente teocratico (stesse bande e stessi colori ma al posto della scritta l’emblema di Allah stilizzato), proponendo così un’identità iraniana neutra, laica e unitaria.
“Il popolo iraniano sta mostrando al mondo un coraggio immenso, una determinazione che nasce da anni di repressione e silenzio forzato - commenta il Sindaco Graziano Milia -. Una forza che è straordinaria anche e forse soprattutto nelle donne, con i sacrifici di Armita Geravand e prima ancora di Mahsa Amini testimonianze indelebili. Con questo piccolo gesto vogliamo esprimere la nostra vicinanza, perché quello che sta succedendo è troppo grave per girare lo sguardo dall’altra parte e spinge anzi verso una presa di posizione, che ovviamente dissente da qualsiasi forma di repressione”.
Nelle strade di Teheran e delle altre principali città del Paese, donne e uomini inermi vengono travolti dalla ferocia del potere: vessati, percossi, umiliati, incarcerati, giustiziati sotto lo sguardo pubblico. È sufficiente un gesto, una parola, un respiro di dissenso perché la macchina repressiva si abbatta con cieca brutalità. La cronaca contemporanea parla di migliaia di vittime registrate in pochi giorni, ma il Paese vive da ormai oltre quarant’anni sotto una sistematica compressione delle libertà fondamentali, nella negazione quotidiana dei diritti più elementari, sotto il dominio di un potere che nega la libertà e impone obbedienza assoluta.
La storia millenaria di quella terra non è mai stata quella di un popolo disposto a inginocchiarsi. La sua voce riaffiora nella voce di chi scende in piazza, nella rabbia di chi non accetta più il silenzio imposto. È il grido di chi è stanco di assistere alle impiccagioni nelle piazze, di chi ha visto amici, familiari, affetti spezzati dalla prigionia politica. La storia insegna che nessun regime fondato sul terrore può soffocare a lungo la volontà di un popolo. Ecco perché Quartu sostiene il coraggio del popolo iraniano nella sua battaglia per la libertà.
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Ultimo aggiornamento
16 Gennaio 2026