Nell’Aula Consiliare un Posto Occupato per le donne vittime di violenza: una sedia rossa come strumento di sensibilizzazione

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Nello schienale una targa con la scritta “Per tutte le donne a cui è stata tolta la voce, la libertà, la vita”.

Data:

03 Novembre 2026

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In occasione del primo Consiglio comunale del mese di novembre, tenutosi oggi, 3 novembre, l’Amministrazione comunale ha aderito all'iniziativa nazionale Posto Occupato, riservando nell’Aula consiliare - oggi la Sala dell’Affresco dell’Ex Convento dei Cappuccini, prossimamente quella ufficiale del Palazzo Municipale, dove sono attualmente in corso dei lavori di restyling - una sedia rossa per le donne vittime di violenza.

Una sedia che nessuno occuperà, perché è simbolicamente occupata da tutte le donne alle quali sono stati sottratti la voce, la libertà e il diritto alla vita, come spiega la stessa targa affissa nello schienale, con una romantica rosa rossa posata sulla seduta. Un segno concreto di memoria e di solidarietà, collocato nel luogo in cui si prendono le decisioni che riguardano la comunità, a ricordare che il contrasto alla violenza di genere è una responsabilità che appartiene alle istituzioni e a ciascun cittadino.

L’iniziativa ‘Posto Occupato’ è nata nel 2013 a Rometta, piccolo comune in provincia di Messina, per iniziativa di Maria Andaloro, ed è diventata nel tempo una campagna diffusa in tutta Italia, mossa dall'obiettivo condiviso di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sul fenomeno della violenza di genere. L’idea è semplice quanto potente: lasciare un posto ‘vuoto’ a teatro, al cinema, all’università, in un parco o, come in questo caso, in Comune, per riempire le coscienze di consapevolezza. Quella sedia è riservata per sempre a una donna che avrebbe voluto, potuto e dovuto essere lì.

La violenza sulle donne non è un fatto privato. È un problema culturale, sociale e politico che si manifesta non solo attraverso l’aggressione fisica, ma anche con il controllo, l’umiliazione, la persecuzione e il ricatto economico, spesso tra le mura domestiche e nei silenzi, che a volte fanno più paura delle parole. Per questo il posto occupato vuole essere anche un monito silenzioso: non sottovalutare mai i segnali della violenza e non voltarsi mai dall’altra parte.

Con questo gesto, l'Amministrazione comunale intende ribadire il proprio impegno nella promozione di una cultura del rispetto, della parità e della non violenza, e nel sostegno alle donne che trovano il coraggio di parlare, ai centri antiviolenza, alle associazioni e agli operatori che ogni giorno le accompagnano, affinché nessuna donna debba più perdere la propria vita per mano di chi dice di amarla.

“Non si tratta di una sedia come le altre. È un posto che rimane vuoto, ma che parla. Parla delle donne alle quali la violenza ha strappato il futuro, dei sogni interrotti, degli affetti spezzati e delle vite che nessuno potrà restituire. È il simbolo di un’assenza che non possiamo ignorare e di una memoria che abbiamo il dovere di custodire - dichiara l’Assessora comunale alle Politiche di Genere Marcella Marini -. Abbiamo scelto di aderire a questa iniziativa perché crediamo che le istituzioni non debbano limitarsi a ricordare, ma debbano contribuire concretamente alla costruzione di una società in cui nessuna donna debba vivere nella paura o perdere la vita per mano di chi dice di amarla. Desideriamo che quella sedia trovi posto nella sala consiliare, nel cuore della nostra istituzione democratica, e vi rimanga anche dopo il mese di novembre – prosegue l’esponente della Giunta Milia -. La sedia rossa ci ricorderà che ogni donna ha diritto di vivere libera dalla paura, di scegliere il proprio futuro e di essere rispettata nella propria dignità e libertà. Ci ricorderà, inoltre, che contrastare la violenza significa anche riconoscere i segnali, rompere il silenzio e non lasciare sole le donne che chiedono aiuto”.

“Questa sedia non è semplicemente un posto vuoto, è il simbolo di una presenza che ci è stata sottratta - ribadisce il Presidente del Consiglio comunale Tonio Pani -. Rappresenta tutte quelle donne alle quali la violenza ha negato il diritto di vivere, di amare, di scegliere, di costruire il proprio futuro. Donne che avrebbero potuto essere oggi sedute accanto a noi, nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle nostre comunità. Questa sedia nella sua apparente immobilità ci parla e ci ricorda che il silenzio davanti alla violenza non può mai essere una risposta. Le istituzioni non hanno solo il dovere di condannare ogni forma di violenza ma anche di promuovere quotidianamente una cultura fondata sul rispetto, sulla dignità delle persone e sulla libertà. Per questo ritengo particolarmente significativo che quella sedia possa trovare posto proprio in quest’Aula, dove si esercita la rappresentanza democratica della nostra comunità.

 

A cura di

Ufficio Comunicazione

Via Brigata Sassari 4 - 09045 Quartu Sant'Elena

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Ultimo aggiornamento

03 Novembre 2026

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